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Professore Mainardi

Il professore Mainardi è il medico della Federazione Italiana Operai Metallurgici che accoglie Marco Martini nel 1919. Dedito al bene comune, offre a Marco lavoro e alloggio nell’ambulatorio di via Bordoni, ma soprattutto interpreta con lucidita il clima politico del dopoguerra e il pericolo rappresentato da Benito Mussolini.

Nel capitolo 97 Mainardi assiste all’arrivo della cassa sovietica per Marco. Pur mantenendo rispetto personale, teme di compromettere il proprio lavoro e chiede a Marco di lasciare lo studio entro il giorno successivo.

Nel capitolo 134 Mainardi torna come memoria genealogica: Marco incontra il nipote Lazzaro Rossi, che gli somiglia molto, e apprende che il professore è morto due anni prima. Il ricordo collega il soccorso del 1919 alla nuova deriva visionaria di Marco.

  • È medico della FIOM.
  • Ha lo studio in via Antonio Bordoni.
  • È vedovo e senza figli.
  • Cura anche chi non può pagare.
  • È romagnolo come Mussolini.
  • Legge l’Avanti e ha simpatie socialiste.
  • Diffida di Mussolini già prima del 23 marzo 1919.
  • Assume Marco come assistente e custode notturno dell’ambulatorio.
  • Vede la cassa sovietica arrivare allo studio con il nome di Marco.
  • Sospetta che Marco sia una spia o abbia nascosto il proprio passato.
  • Continua a stringergli la mano ma chiude l’ospitalita.
  • Nel 1939 è già morto da due anni.
  • Ha un nipote materno chiamato Lazzaro Rossi, venditore di caldarroste a Milano.
  • Febbraio 1919: conosce Marco tramite Antonio.
  • Marzo 1919: commenta con preoccupazione la riunione degli ex combattenti del 23 marzo.
  • 1937 circa: muore prima del ritorno di Marco a Milano nel 1939.
  • Mainardi riconoscerà qualcosa di anomalo nell’età e nelle capacità di Marco?
  • Il suo ambulatorio diventerà una base stabile o un passaggio temporaneo?
  • Cassa sovietica di Sigmondo: evento che cambia il rapporto.